Chi avrebbe mai detto che il 2025 sarebbe stato l’anno d’oro dei vini low e no alcol?
Eppure, secondo il recente Rapporto Annuale sulla Ristorazione di Bain & Company Italia realizzato insieme a FIPE-Confcommercio, è proprio così.
Nel giro di un anno, le vendite di questi prodotti sono letteralmente esplose: +39% rispetto al 2023, per un valore di mercato che tocca i 55 milioni di euro.
Secondo Wine Meridian Il mercato globale dei vini NO-LO sfiora i 2,4 Miliardi e punta a quota 3.3 Miliardi entro il 2028.
Numeri impressionanti, ma che diventano ancora più interessanti quando andiamo a vedere chi li sta comprando.
Eh già, perché non sono clienti maturi e consolidati, abituati al classico calice di rosso a cena.
No, questa nuova tendenza piace soprattutto ai giovani, per essere precisi al 28% degli italiani tra i 18 e i 34 anni.
Sembra proprio che il lifestyle delle nuove generazioni abbia sposato un’idea ben precisa di convivialità: godersi un drink insieme agli amici, ma restando sobri e con la testa sulle spalle.
Ma cosa significa tutto questo per un ristoratore?
È una moda passeggera o è l’inizio di qualcosa di più profondo che potrebbe cambiare il modo di bere all’interno di un locale?
Facciamo un attimo il punto insieme.
Leggendo questa notizia, mi è subito venuta in mente una storia che ti voglio raccontare.
Riguarda uno dei miei clienti, l’Ospitale dei Brilli.
Sulla carta dei vini, questo locale proponeva un Bolgheri che aveva un costo di 35 euro.
La gente lo comprava semplicemente perché vedeva l’etichetta con scritto “Bolgheri”, ma il locale ci guadagnava poco.
In seguito alla mia analisi, abbiamo quindi introdotto un vino locale, particolare e quasi sconosciuto: il Furfantin… un 100% Foglia Tonda, un antico vitigno del Casentino.
Questo vino aveva un costo di acquisto più basso rispetto al Bolgheri, ma noi lo abbiamo messo in vendita a 2 euro in più.
Come?
Non con magie strane, ma semplicemente usando storytelling e copywriting: abbiamo raccontato ai clienti la storia del vitigno Foglia Tonda, la sua rarità, il fatto che fosse prodotto nel Casentino, ecc.
In questo modo, i clienti hanno iniziato a preferirlo al Bolgheri.
Il proprietario era incredulo: un vino sconosciuto, venduto a un prezzo più alto, ne stava battendo uno con un nome importante.
Questo cosa dimostra?
Beh, che non esistono prodotti che non si vendono, ma solo prodotti che non sai vendere.
Ora, tornando ai vini analcolici, potresti pensare:
“Matteo, ma dai, la roba analcolica non si vende mica!”
E invece ti sbagli di grosso.
Il mercato sta cambiando rapidamente, e anche le grandi multinazionali se ne sono accorte: Tanqueray ha lanciato il suo gin 0.0, Martini e Rossi, così come Campari, hanno introdotto linee senza alcol.
Stessa cosa anche i produttori di birra: grandi marchi come Heineken, Forst, Peroni e Coronahanno ormai abbracciato da tempo questa tendenza.
Ecco, quando le multinazionali vanno in una direzione, vuol dire che qualcosa sta cambiando davvero: non è più una moda passeggera, ma si sta trasformando, con ogni probabilità, in nuova realtà di mercato.
Tuttavia, devo ammettere una cosa: il vino senza alcol è un prodotto un po’ più complicato rispetto alla birra.
Quando assaggi un vino analcolico, nella testa lo percepisci come un succo d’uva.
Di conseguenza, non ti viene spontaneo chiamarlo “vino”, perché manca quella gradazione alcolica (11-13 gradi) che definisce la struttura e il sapore del prodotto.
Stesso discorso per i gin e altri distillati: la percezione dell’alta gradazione alcolica (intorno ai 40 gradi) è difficile se non impossibile da replicare con prodotti analcolici.
Chi beve un gin tonic lo percepisce troppo diversamente se manca l’alcol.
Al contrario, una birra analcolica, passando da 4-5 gradi a 0.0, resta comunque percepibile come birra.
Detto questo, il boom dei vini analcolici va comunque preso in seria considerazione.
Un neofita potrebbe stupirsi e dire: “Accidenti, guarda che impennata!”
Un ristoratore esperto, invece, capisce che la crescita è normale, visto che fino a poco tempo fa questo mercato non esisteva proprio.
La domanda vera ora è: sarà un trend che si consoliderà, oppure un picco temporaneo destinato a scendere?
In ogni caso, è fondamentale stare sempre al passo con le nuove tendenze, senza paura di proporre ai clienti qualcosa di nuovo e diverso.
Come dimostra il caso del Furfantin, se sai raccontarlo, qualsiasi prodotto può avere successo.
Il punto, quindi, non è mai chiedersi:
“Si vende o non si vende?”
Ma piuttosto:
“Sono davvero in grado di vendere questo prodotto?”
Se il mercato sta cambiando e le tendenze si spostano verso prodotti nuovi e apparentemente insoliti, non puoi restare indietro: devi cavalcare l’onda, far percepire il valore di ciò che offri e comunicarlo nel modo giusto.
Con la mia Analisi Strategica Visiva analizziamo insieme il tuo locale, la tua offerta e il modo in cui stai comunicando oggi.
Ti mostrerò come sfruttare il copywriting, lo storytelling e la comunicazione visiva per proporre e vendere al meglio anche quei prodotti che, fino a ieri, non avresti mai immaginato di poter inserire nel tuo menù.