Secondo un recente report di The Fork, oggi non basta più avere una buona cucina e un servizio puntuale: le persone cercano spazi in cui sentirsi a proprio agio, da soli o in compagnia.
In pratica, aumentano sempre di più le richieste di spazi modulabili, in grado di adattarsi a situazioni diverse, che si tratti di un tavolo per una cena tra amici o di un angolo riservato per chi desidera mangiare da solo in tranquillità.
L’ambiente nel suo complesso è sempre più importante: i clienti cercano materiali naturali, illuminazione rilassante, piante che trasmettono benessere, texture piacevoli al tatto.
Alcuni locali stanno addirittura creando dei corner dedicati al relax, aree “pet friendly”, e persino spazi per chi lavora in remoto.
Cosa significa tutto questo?
Come deve comportarsi un ristoratore in virtù di questa nuova tendenza?
Beh, innanzitutto, partiamo da un punto sul quale batto da una vita.
Quando dico che tutto comunica, intendo proprio tutto: dal colore delle pareti al tipo di illuminazione, dalle piante ai quadri, fino alle tovagliette e ai menù.
Ogni elemento del tuo locale parla al cliente e gli lascia un’impressione immediata.
Se quell’impressione la guidi tu con una strategia precisa, il cliente penserà di te ciò che vuoi trasmettere.
Se invece lasci che sia tutto casuale, sarà lui a costruirsi un’opinione… e te lo dico per esperienza: la prima impressione non la cambi più.
Ecco perché serve una strategia visiva coordinata: un’identità chiara, unica, che si rifletta in ogni dettaglio.
Questo è il “lavoro” che fa Coperto Strategico – la terza fase del mio metodo Profitto in Pugno– dove i materiali di vendita servono sia per spingere i piatti più profittevoli, sia per raccontare l’identità del locale.
Questo vale ancora di più se il cliente viene da te una sola volta: magari sei distante da casa sua o è un passaggio occasionale.
In quei casi hai una sola opportunità per conquistarlo: se non capisce subito chi sei e perché dovrebbe tornare, l’hai perso per sempre.
A tal proposito, quindi, quando parliamo di benessere, materiali naturali, piante, illuminazione soffusa, quadri coordinati… tutto deve essere coerente con la tua brand identity.
Non puoi voler creare un ambiente rilassante e poi sparare luci a mille, o appendere un quadro che comunica tutt’altro rispetto al messaggio del tuo locale.
Io, in collaborazione con il mio team di esperti, realizzo quadri, insegne, suggerisco palette di colori per le pareti, e creo materiali personalizzati: tovagliette, menù, carte delle birre e dei vini, persino la frigovetrina brandizzata con il tuo logo invece che con quello della birra di turno.
Il cliente di oggi, come emerge dai dati di The Fork, cerca un’esperienza di benessere e convivialità.
E questa esperienza parte anche da quello che vede, da ciò che percepisce appena varca la soglia del tuo locale.
Se la tua identità è chiara, diventi automaticamente un punto di riferimento: magari non quella sera, ma la prossima volta che vorrà un certo tipo di esperienza, si ricorderà di te.
Al contrario, se comunichi un po’ di tutto senza un filo logico, rischi solo di confonderlo.
Morale: meno confusione, più identità, più clienti che tornano.
Per farti comprendere meglio questo concetto voglio farti un esempio.
Starbucks è nata con un’idea semplice ma piuttosto potente, ossia quella di creare uno spazio dove poter bere un caffè, chiacchierare, lavorare al computer o studiare in un ambiente rilassante e confortevole.
Il problema è che oggi quell’idea sta mostrando dei limiti.
Eh già, perché c’è chi entra, ordina un caffè da 3 o 4 euro e resta seduto per 4-5 ore.
Capisci bene che, a livello di business, non è sempre sostenibile.
In un ristorante questo modello non può funzionare.
Non puoi permettere che un cliente occupi un tavolo per ore per leggere un libro: ogni tavolo deve “girare” per sostenere i costi.
Certo, ci sono i lounge bar, dove un cocktail da 15 euro giustifica un’ora di relax su un divanetto, ma è un’esperienza diversa, con un prezzo diverso e un target ben preciso.
La chiave è decidere cosa vuoi offrire e comunicarlo con coerenza.
Se vuoi che i clienti si fermino a lungo, devi avere poltrone comode, luci soffuse, musica soft e un ambiente rilassante.
Devi progettare tutto, perfino i quadri, all’altezza giusta per chi è seduto.
Se invece punti su un consumo più veloce – una birra al volo, un cocktail e via – allora servono sgabelli alti, musica più energica e luci dinamiche.
Ogni dettaglio comunica (sì, lo ripeterò fino alla morte): l’arredo, l’illuminazione, i colori, perfino l’altezza dei tavoli.
Ora, se questa strategia è chiara e supportata da materiali di comunicazione coordinati – tovagliette, insegne, menù, perfino le grafiche interne – allora il cliente percepisce subito che tipo di esperienza lo aspetta e decide di viverla con piacere.
Se invece è confusa, rischi di perdere clienti (o di attrarne di sbagliati).
Con la mia Analisi Strategica Visiva analizziamo insieme tutti gli elementi del tuo locale, capiamo se comunicano davvero ciò che vuoi trasmettere, e ti mostro come utilizzare strumenti visivi – dai materiali di vendita all’allestimento degli spazi – per creare l’esperienza giusta per il tuo target.
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