L’8 marzo 2026 un servizio de Le Iene ha acceso i riflettori su una pratica piuttosto diffusa nel mondo dei locali.
Al centro della questione c’era uno dei cocktail più bevuti in Italia: l’Aperol Spritz.
Secondo l’inchiesta, in alcuni bar il drink verrebbe servito come “Aperol Spritz”… senza però utilizzare l’Aperol originale.
Al suo posto, aperitivi generici o prodotti più economici, il tutto mantenendo lo stesso prezzo.
Una scorciatoia, apparentemente innocua, che permette di abbassare i costi, ma che apre una questione molto più grande.
Eh sì, perché da una parte ci sono i brand che investono milioni per costruire un’identità precisa (non a caso Campari spinge sulla comunicazione “Aperol, l’Originale”).
Dall’altra ci sono locali che, per risparmiare qualche centesimo, rischiano di compromettere l’esperienza del cliente.
Fin qui sembrerebbe la solita storia: il locale che “imbroglia”, il cliente che non se ne accorge, il brand che difende la sua identità, ma la realtà, come spesso accade, è un po’ più complessa.
Già, perché quello che molti non hanno capito è che lo Spritz, negli ultimi anni, è cambiato completamente.
All’inizio – circa una decina di anni fa – c’era l’Aperol… era lui lo Spritz.
Campari, infatti, ha fatto un lavoro incredibile: ha preso un prodotto e lo ha trasformato in uno stile di consumo, nell’aperitivo italiano per eccellenza.
Poi però sono arrivati i competitor e quindi, a cascata, prodotti simili, sempre arancioni e con prosecco e soda.
Ma a cambiare è stato soprattutto il mercato.
Nel giro di pochi anni l’Aperol Spritz è passato da 6-7 euro a 10-12 euro, così qualcuno ha iniziato a chiedersi: “Ma ha davvero senso usare l’Aperol?”
Da lì è partita una trasformazione silenziosa: prima con le “furbate” (che restano una frode, sia chiaro), poi, piano piano, con qualcosa di molto più evidente.
L’Aperol Spritz è diventato semplicemente… lo Spritz.
Oggi lo fai con tutto: amari, bitter alternativi, limoncello, mela verde.
Il bello è che, nella maggior parte dei casi, il cliente non se ne accorge, perché quello che compra non è l’Aperol, ma l’esperienza dello Spritz.
Dunque, cosa dovrebbe fare oggi chi possiede un locale?
Beh, innanzitutto, non è obbligato a usare per forza l’Aperol.
Vedi, quella fase, in Italia, è già passata, e oggi lo Spritz è diventato una categoria, non più un brand.
Puoi farlo con altri prodotti, anche più interessanti e redditizi, ma lo devi raccontare e valorizzare.
Eh già, perché il vero errore non è cambiare ingrediente, ma farlo di nascosto.
È vendere una cosa per un’altra.
È giocare sul risparmio invece che sul valore.
Se invece prendi quella stessa scelta e la porti alla luce…
… se costruisci una proposta tua, riconoscibile, coerente con il tuo locale…
… allora finisci per creare un prodotto tuo, differenziante!
In questo modo puoi decidere tu cosa proporre, come comunicarlo e, soprattutto, quanto farlo pagare.
Qual è l’ingrediente segreto per realizzare tutto questo?
La strategia.
Con il metodo Profitto in Pugno, infatti, puoi trasformare i tuoi piatti e le tue bevande in qualcosa di riconoscibile, desiderabile e… profittevole.
Se anche tu stai servendo uno Spritz come tutti gli altri, o peggio, stai cercando di risparmiare qualche centesimo senza una logica apparente, beh, forse è il momento di cambiare strada. Prenota ora la tua Analisi Strategica Visiva e scopri come trasformare anche un semplice Spritz in un prodotto differenziante.